
Una donna di 63 anni è la prima paziente trattata con la colla biologica radioattiva sviluppata dall’italiana BetaGlue Therapeutics. L’obiettivo della sperimentazione è creare le condizioni per una successiva operabilità.
Dietro la prima applicazione mondiale di una nuova tecnologia c’è una donna di 63 anni. La sua diagnosi è un adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile. Al Policlinico Gemelli è stata sottoposta a una procedura sperimentale che guarda a un traguardo preciso: creare le condizioni perché il tumore possa essere successivamente operato.
Il trattamento è stato eseguito con YntraDose®️, un’innovativa colla biologica radioattiva sviluppata da BetaGlue Therapeutics, biotech italiana partecipata dalla Fondazione Tech e Biomedical. La prima applicazione clinica al mondo è stata annunciata dalla Fondazione in una nota del 2 ottobre.
A realizzare la procedura è stato il professor Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica della Fondazione Policlinico Gemelli. Il trattamento rientra in un trial internazionale che ha come principal investigator il professor Giampaolo Tortora.
La prospettiva di una successiva operabilità è il filo che lega la tecnologia alla storia della paziente. È l’obiettivo sul quale lavora la sperimentazione, i cui risultati dovranno permettere di valutare le possibilità di questo approccio.
Per Cinzia Marchese, presidente della Fondazione Tech e Biomedical, il passaggio alla prima applicazione clinica mondiale rappresenta un momento fondamentale e conferma il valore concreto del progetto BetaGlue. Nella sua riflessione, il significato di questa tappa riguarda soprattutto la capacità di accompagnare un’idea fino al suo impiego nella ricerca clinica.

«È questo il ruolo che vogliamo avere: contribuire a creare le condizioni perché una tecnologia nata in Italia possa arrivare dal progetto alla sperimentazione clinica, fino al letto del paziente», sottolinea Marchese.
Un percorso che richiede un ecosistema capace di sostenere la ricerca biomedica lungo tutte le sue fasi. Il caso BetaGlue, osserva la presidente, rende evidente il valore strategico di questa continuità.
La sperimentazione coinvolge centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna. L’arruolamento dei pazienti prosegue e i prossimi trattamenti sono previsti nel mese di ottobre.
La prima procedura al Gemelli segna così una tappa concreta: una tecnologia nata in Italia entra nella sperimentazione clinica con l’obiettivo di aprire nuove prospettive per il trattamento del tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile.




