
“La guerra in Iran rischia di creare una pericolosa spirale recessiva sull’economia nazionale. Gli effetti di una stangata che potrebbe pesare dai 600 ai mille euro l’anno sulle famiglie italiane già si stanno vedendo. L’aumento del prezzo del greggio, complice anche la chiusura dello Stretto di Hormutz, sta facendo impennare i prezzi alla pompa. In città il costo della benzina self service varia da 1,693 a 1,702 euro al litro, con aumenti di 19 millesimi. Il diesel self service oscilla invece tra 1,753 a 1,765. La benzina servita va da 1,830 a 1,876 euro al litro, mentre il diesel servito da 1,888 a 1,935 euro al litro. Se in città si sfiorano i 2 euro, in autostrada li si supera tranquillamente, con benzina self service a 1,787 ero al litro (2,047 servito) e il gasolio self service 1,845 euro al litro con il servito che arriva a 2,102 euro al litro. Meglio non va per i costi dell’energia, che rischiano di subire aumenti tra il 40 e il 50%: ad Amsterdam il Ttf – il contratto che fa riferimento al gas europeo – ha fatto registrare un preoccupante +22%. Questo scenario lascia sgomenti. L’aumento dei costi dell’energia e del petrolio farà aumentare i costi di produzione delle merci e i costi di trasporto e logistica. Tali rincari finiranno per ripercuotersi inevitabilmente sui consumatori, facendo aumentare non solo il prezzo delle bollette energetiche di gas e luce, ma anche quelli dei generi alimentari e di prima necessità. L’economia rischia di entrare in una fase critica. Il governo ne è consapevole e ha già tenuto diversi vertici su questo argomento. Ma non c’è tempo da perdere: serve una strategia economica per arrivare a calmierare i prezzi di carburanti ed energia sia per le imprese che per le famiglie nel caso in cui il conflitto andasse avanti a lungo e la situazione economica volgesse al peggio”. Lo dichiara Antonio Aumenta, vicepresidente di Feoli (Federazione Europea Operatori della Logistica Integrata).





