Unicoop: “…internazionalizzare le competenze”
Tre giornate di incontri istituzionali e visite alle cooperative per trasformare il rapporto tra Italia e Uruguay in opportunità concrete, nel quadro del nuovo accordo UE-MERCOSUR. Sullo sfondo, la proposta di UN.I.COOP.: la Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay.
Un percorso che parte dalle persone e che mette al centro territori, relazioni e comunità italiane all’estero, con l’obiettivo di trasformare il dialogo tra Italia e Uruguay in occasioni concrete di collaborazione per le imprese e le cooperative.
È questa la prospettiva che ha accompagnato la missione promossa da UN.I.COOP., articolata in tre giornate di incontri istituzionali, confronti con organismi del sistema economico e finanziario italiano e visite a realtà cooperative, con lo sguardo rivolto alle nuove opportunità che si aprono nell’area MERCOSUR.
In questa direzione la dichiarazione del Presidente UN.I.COOP. avv. Lucia Dello Russo: «L’apertura del mercato MERCOSUR rappresenta un’opportunità importante per il sistema produttivo italiano, ma coglierla richiede strumenti nuovi e una capacità di lavorare insieme.
La Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay nasce con questa ambizione: mettere in rete cooperative, imprese, territori e competenze e trasformare questo patrimonio in una capacità di internazionalizzazione organizzata.
Non vogliamo limitarci a esportare prodotti. Vogliamo creare le condizioni perché il nostro know-how, le nostre tecnologie, la nostra capacità di innovare e la nostra cultura produttiva possano incontrare nuovi mercati e nuovi partner.
Quando sarà utile e sostenibile, potranno essere sviluppate partnership produttive nei Paesi di destinazione, mantenendo in Italia la ricerca, la formazione, l’innovazione e le competenze che rappresentano il cuore del nostro valore.
In questo modello l’Uruguay non è soltanto un mercato, ma un partner. Montevideo può diventare un punto di riferimento per il sistema italiano verso il MERCOSUR e il sistema cooperativo può rappresentare lo strumento attraverso il quale costruire relazioni economiche più equilibrate e durature.
Il Mezzogiorno può avere un ruolo straordinario in questo progetto. Non soltanto come territorio di produzione, ma come luogo di conoscenza, biodiversità, innovazione e competenze.
Non delocalizzare il valore, ma internazionalizzare le competenze. Dal Made in Italy al Made with Italian Know-how.»
La missione promossa da UN.I.COOP. rappresenta quindi un primo passo di un percorso più ampio.
L’obiettivo è trasformare una relazione storica tra Italia e Uruguay in una relazione economica, produttiva e cooperativa strutturata, capace di generare nuove opportunità per imprese, cooperative, lavoratori e territori.
L’Uruguay può rappresentare un partner strategico e Montevideo un punto di connessione con il MERCOSUR.
L’Italia può mettere a disposizione il proprio patrimonio di conoscenze, tecnologie, qualità e competenze.
Il Mezzogiorno, in particolare, può contribuire a questa nuova fase non soltanto attraverso le proprie produzioni, ma attraverso la propria capacità di generare conoscenza, innovazione, biodiversità e competenze.
La sfida è costruire un modello nel quale l’internazionalizzazione non significhi perdere il legame con i territori, ma rafforzarlo attraverso nuove relazioni.
La delegazione era composta da Ignacio Palermo e Fabrizio D’Alessandro, protagonisti di un fitto programma di appuntamenti finalizzati a rafforzare il collegamento tra i due Paesi e a porre le basi per nuove forme di cooperazione economica, produttiva e istituzionale.
Ignacio Palermo è consigliere del Com.It.Es. – Comitato degli Italiani Residenti all’Estero, tesoriere dell’Associazione Calabrese in Uruguay e Consultore della Regione Calabria.
Fabrizio D’Alessandro è Presidente dell’ADOC – Cooperativa Professori di Lingua e Cultura Italiana, Consultore della Regione Calabria e Segretario Generale dell’Associazione Calabrese in Uruguay.
La loro presenza rappresenta un punto di collegamento concreto tra Italia e Uruguay, attraverso il quale le relazioni istituzionali e quelle costruite dalle comunità italiane all’estero possono diventare una risorsa per favorire nuovi progetti di collaborazione.
Le tre giornate
2 settembre – Camera dei Deputati e il mondo della cooperazione
Il programma ha preso il via presso la Camera dei Deputati, con l’incontro con Emanuele Pollio, componente del Gabinetto del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani.
Nel corso dell’incontro sono state approfondite le prospettive del progetto di interscambio tra Italia e Uruguay e il possibile sviluppo di nuove iniziative nel quadro delle relazioni tra Italia, Uruguay e area MERCOSUR.
La stessa giornata è proseguita con le visite alla Cooperativa Agri Iuvenia, impegnata nelle produzioni vitivinicole e nell’olio extravergine di oliva, e alla Cooperativa Agricoltura Capodarco, realtà sociale attiva nell’agricoltura biologica.
Due esperienze diverse, ma accomunate dalla capacità di coniugare produzione, territorio, competenze e dimensione sociale. Realtà che possono rappresentare, nell’ambito di un percorso di cooperazione internazionale, esempi concreti di modelli, competenze e pratiche da valorizzare e condividere.


3 settembre – SACE e SIMEST
Il secondo giorno il confronto si è concentrato sugli strumenti a disposizione delle imprese e delle cooperative italiane per affrontare i mercati internazionali.
Gli incontri con SACE e SIMEST hanno consentito di approfondire le opportunità e gli strumenti finanziari a sostegno dei processi di internazionalizzazione, con particolare attenzione alle prospettive offerte dall’apertura dei mercati dell’America Latina.
L’obiettivo è quello di comprendere come gli strumenti esistenti possano accompagnare non soltanto l’esportazione di prodotti, ma anche progetti di investimento, partnership, trasferimento tecnologico e sviluppo di nuove filiere internazionali.
4 settembre – La chiusura istituzionale
La missione si è conclusa con l’incontro con Alfredo Bogliaccini, Ambasciatore dell’ Uruguay in Italia, al quale è stata illustrata la proposta della Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay, presentata anche alla delegazione uruguaiana.
L’incontro ha consentito di approfondire le prospettive del progetto e il ruolo che le relazioni istituzionali possono svolgere nell’accompagnarne lo sviluppo.
L’Ambasciatore ha espresso apprezzamento per l’iniziativa e disponibilità a favorire il dialogo attraverso i canali istituzionali, valorizzando i profondi legami storici, culturali e umani che uniscono Italia e Uruguay.
Perché adesso
L’avvio dell’applicazione provvisoria dell’Interim Trade Agreement UE-MERCOSUR, dal 1° maggio 2026, rappresenta un passaggio importante nelle relazioni economiche tra Europa e Sud America.
Il nuovo quadro commerciale offre nuove possibilità di accesso ai mercati e prevede un progressivo abbattimento dei dazi, ma l’apertura commerciale non elimina automaticamente tutte le difficoltà che una piccola e media impresa o una cooperativa può incontrare quando guarda a un mercato lontano.
Restano infatti elementi da affrontare con attenzione: logistica, trasporto, procedure doganali, regole di origine, quote, certificazioni e organizzazione commerciale.
Per una grande impresa questi ostacoli possono essere affrontati attraverso strutture e reti internazionali già consolidate. Per una cooperativa o una PMI, invece, possono rappresentare un limite significativo.
È proprio in questo spazio che si colloca la proposta di UN.I.COOP.: creare un sistema capace di aggregare competenze e capacità produttive italiane e accompagnarle verso il mercato sudamericano attraverso una struttura organizzata e cooperativa.
La Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay
La proposta nasce dalla necessità di individuare una modalità nuova di internazionalizzazione, capace di tenere insieme due esigenze: valorizzare ciò che rende unici i prodotti italiani e, allo stesso tempo, costruire nuove opportunità di collaborazione produttiva nei mercati internazionali.
L’idea è quella di una Quarta Via: non limitarsi all’esportazione dei prodotti finiti, ma neppure concepire l’internazionalizzazione esclusivamente come trasferimento di attività produttive.
La Piattaforma punta piuttosto a internazionalizzare la capacità produttiva italiana, portando nei mercati partner competenze, tecnologie, processi, formazione e modelli organizzativi e creando, dove opportuno, partnership produttive capaci di rispondere alle caratteristiche della domanda locale.
Il valore italiano rimane così legato alla ricerca, alla tecnologia, alla qualità, alla formazione e al know-how.
È il passaggio dal semplice Made in Italy al Made with Italian Know-how.
Due canali, due modalità complementari
Il modello prevede due percorsi complementari.
Canale 1 – Export Premium
Il primo riguarda i prodotti finiti nei quali il legame con il territorio e l’origine italiana costituiscono una componente essenziale del valore.
Vini, oli DOP e IGP, produzioni agroalimentari di alta gamma e altre eccellenze territoriali possono continuare a essere prodotte in Italia e valorizzate direttamente sui mercati internazionali.
In questo ambito, il valore dell’origine, della certificazione, della qualità e della reputazione territoriale rappresenta un elemento distintivo fondamentale.
Montevideo può svolgere una funzione strategica come punto di accesso, organizzazione logistica e distribuzione verso l’Uruguay e, progressivamente, verso gli altri mercati del MERCOSUR.
Canale 2 – Partnership produttive e trasferimento di know-how
Il secondo percorso riguarda quei comparti e quei segmenti di mercato nei quali la distanza geografica, i costi logistici o le caratteristiche della domanda possono rendere particolarmente interessante una presenza produttiva più vicina al mercato.
In questi casi, il progetto prevede la possibilità di sviluppare partnership produttive locali, attraverso il trasferimento di tecnologie, macchinari, software, protocolli, formazione e competenze specialistiche italiane.
L’obiettivo è mettere a disposizione dei partner uruguaiani la capacità italiana di progettare e organizzare processi produttivi, mantenendo nei territori italiani le attività ad alto contenuto di conoscenza, ricerca, innovazione e sviluppo.
Le produzioni realizzate localmente potranno così essere sostenute da un patrimonio italiano di tecnologia e competenze, creando una relazione di lungo periodo tra i due sistemi produttivi.
Non una semplice delocalizzazione, dunque, ma una cooperazione industriale strutturata, nella quale ciascun territorio contribuisce con le proprie specificità.
Un rapporto di interdipendenza
Il punto centrale della proposta è costruire interdipendenza e non sostituzione.
Il sistema italiano mantiene un ruolo fondamentale nella generazione di conoscenza, nella ricerca, nello sviluppo tecnologico, nella formazione, nella certificazione e nell’aggiornamento dei modelli produttivi.
Il sistema uruguaiano contribuisce con il proprio mercato, le proprie competenze, le strutture produttive e la capacità di proiezione verso l’area MERCOSUR.
Le due dimensioni possono alimentarsi reciprocamente.
La presenza produttiva locale può favorire la conoscenza dei prodotti e delle tecnologie italiane e creare nuovi volumi e nuove relazioni commerciali; parallelamente, l’esportazione dei prodotti italiani di maggiore valore può rafforzare la riconoscibilità del Made in Italy e aprire ulteriori opportunità di mercato.
Il Mezzogiorno come motore di conoscenza e innovazione
In questa prospettiva assume particolare importanza il ruolo del Mezzogiorno.
Calabria, Sicilia e gli altri territori meridionali non devono essere considerati soltanto come aree produttive chiamate a competere sul costo, ma come territori capaci di esprimere conoscenze, biodiversità, competenze, tradizioni produttive e nuove forme di innovazione.
Il progetto punta a valorizzare proprio questa dimensione.
Le competenze agricole e agroalimentari, la ricerca applicata, la selezione di varietà e biodiversità, i processi di trasformazione, la tracciabilità e le nuove tecnologie possono diventare parte di un patrimonio di know-how da mettere a disposizione dei partner internazionali.
Anche la formazione assume un ruolo centrale: competenze certificate, percorsi specialistici e strumenti di micro-credentialing possono contribuire a creare professionalità capaci di integrare esperienza, cultura produttiva e innovazione digitale.
Il lavoro, in questa impostazione, non viene considerato soltanto come un costo da comprimere, ma come un elemento qualificante della competitività e della qualità.
I distretti italiani
La Piattaforma è pensata come un progetto di rete nazionale, nel quale diversi territori possano contribuire sulla base delle proprie specializzazioni.
Tra i primi ambiti individuati:
* Sicilia, con particolare attenzione ad agroalimentare e biodiversità;
* Umbria e Toscana, per le filiere olearie DOP e IGP;
* Piemonte e Veneto, per il comparto vitivinicolo;
* Emilia-Romagna e Lombardia, per meccanizzazione, packaging, automazione e tecnologie a supporto dei processi produttivi.
Non si tratta di una suddivisione rigida, ma di una prima ipotesi di rete territoriale da verificare attraverso la fase di mappatura e selezione dei progetti pilota.
Montevideo: HUB operativo e porta verso il MERCOSUR
Al centro del progetto si colloca Montevideo, individuata come possibile HUB operativo, commerciale e logistico della Piattaforma.
L’HUB avrebbe il compito di mettere in connessione il sistema italiano con quello uruguaiano, facilitare le relazioni tra imprese e cooperative, accompagnare i processi commerciali e sostenere lo sviluppo delle partnership verso il mercato regionale.
Accanto all’HUB potranno essere sviluppati, in funzione delle esigenze dei singoli progetti, laboratori tecnici, scientifici e formativi dedicati alla sperimentazione, all’adattamento delle tecnologie, alla formazione, alla qualità, alla certificazione e alla prototipazione.
HUB e laboratori avranno funzioni differenti: il primo sarà il punto di riferimento strategico e operativo della presenza nel mercato; i secondi potranno rappresentare infrastrutture di supporto alla ricerca applicata, all’innovazione e alla formazione.
Le cooperative miste italiane e uruguaiane potranno costituire uno degli strumenti attraverso i quali sviluppare concretamente le partnership previste dal progetto.
Una governance costruita tra sistema cooperativo e istituzioni
Per rendere efficace questo modello sarà necessario definire una governance chiara.
UN.I.COOP. potrà svolgere il ruolo di aggregatore del sistema italiano, mettendo in rete cooperative, imprese, tecnologie, modelli produttivi, servizi e competenze e organizzandoli in una proposta coordinata verso i mercati internazionali.
Le istituzioni, a partire dalle rappresentanze diplomatiche, avranno una funzione di accompagnamento istituzionale, favorendo il dialogo con le autorità, facilitando i rapporti e sostenendo la diplomazia economica.
Per questo, accanto alla dimensione operativa della Piattaforma, la proposta è quella di istituire un Tavolo Istituzionale di Accompagnamento alla Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay, nel quale coinvolgere i principali interlocutori istituzionali e, in relazione ai singoli progetti, gli organismi competenti.
Cosa succede ora
Il percorso successivo prevede una fase di approfondimento e selezione.
Il primo passo sarà la mappatura delle cooperative e delle imprese italiane interessate a partecipare, delle tecnologie disponibili, dei modelli produttivi replicabili e delle competenze che possono essere internazionalizzate.
Successivamente potranno essere selezionati 3-5 progetti pilota, sui quali verificare concretamente sostenibilità economica, interesse del mercato, partner locali, strumenti finanziari, aspetti doganali, formazione e modalità di trasferimento del know-how.
La fase pilota servirà anche a definire il modello organizzativo dell’HUB di Montevideo e a valutare le condizioni per una successiva estensione verso gli altri Paesi del MERCOSUR.
Per le cooperative interessate, sarà fondamentale la capacità di operare in forma aggregata. Un progetto internazionale richiede infatti dimensioni, continuità, organizzazione commerciale e capacità di condividere servizi e competenze.
Altrettanto importante sarà il ricorso a competenze specialistiche in materia doganale, regole di origine, certificazioni e logistica internazionale, perché la competitività di un progetto dipende anche dalla capacità di governare correttamente tutti gli aspetti della filiera.
Sono elementi che non rappresentano ostacoli al progetto, ma condizioni da affrontare con attenzione già nella fase di selezione delle prime iniziative.
Un ponte tra due Paesi, dunque, costruito attraverso la cooperazione e la condivisione di idee, competenze e progetti. Un ponte capace di collegare territori, imprese e comunità e di trasformare una relazione storica tra Italia e Uruguay in una nuova stagione di opportunità nel cuore del MERCOSUR.






