
Solo un modo per aumentare le misure di sicurezza intorno alla Casa Bianca: è stato così eretto un «muro» provvisorio attorno alla residenza del presidente Donald Trump almeno fino al 10 giugno. Ironia e preoccupazione serpeggiano intanto sui social americani, che parlano di un altro muro dopo quello al confine con il Messico. Avviene tutto a seguito degli incidenti dei giorni scorsi per la morte dell’afroamericano George Floyd. Le vie adiacenti alla residenza presidenziale sono presidiate e in parte barricate. Sono state infatti erette delle pesanti recinzioni in metallo e grossi blocchi di cemento con cui è stata creata una recinzione aggiuntiva. In tal modo si potranno evitare pericoli di sfondamento da parte dei dimostranti e rendere più semplici le difese da parte dei servizi segreti o della polizia. Gli agenti sono infatti preoccupati che qualcuno possa violare il complesso, incidenti che peraltro negli ultimi anni si sono già verificati, anche sotto la presidenza di Obama, quando si è cercato di aumentare lo scudo. Ma con gli scontri che sono iniziati a Minneapolis i timori sono cresciuti, e adesso i tafferugli sono considerati troppo vicini – per gli agenti – alle finestre dell’edificio. Sembra che il presidente Donald Trump, a causa della violenza della protesta, sarebbe stato accompagnato per qualche ora nel bunker della Casa Bianca, anche se poi lui stesso ha parlato di una semplice ispezione.




