
Se c’è un piatto di “ghiro arrostito”, si sta decidendo su una condanna a morte. Nella Ndrangheta, quando il boss che si trova a capotavola azzanna il ghiro per la testa e poi indica il nome di qualcuno, vuol dire che questi deve essere ucciso. Una macabra usanza che ha inizio nella notte dei tempi imbandendo le «tavolate» dei ‘ndranghetisti. Così il ghiro, una specie protetta, entra a far parte del rituale arcaico della malavita e ogni pranzo o incontro pacificatore, deve averlo protagonista della tavola. Sabato scorso i carabinieri di Delianuova – Reggio Calabria – hanno sequestrato 235 di questi animaletti, perfettamente imbustati in sacchetti di plastica e poi conservati nel congelatore. Molti altri sono stati rinvenuti vivi in gabbie per essere ingrassati e poi macellati. In manette sono finite tre persone con l’accusa di “cattura ed uccisione di animali di specie protetta”. Il loro arresto è giunto nell’ambito di un’altra indagine che ha portato alla scoperta di 730 piante di marijuana coltivate tranquillamente in un terreno comunale, alla periferia della stessa Delianuova, paese dell’Aspromonte, alla luce del sole.




