{"id":3725,"date":"2024-07-02T08:59:36","date_gmt":"2024-07-02T08:59:36","guid":{"rendered":"https:\/\/informazione365.net\/?p=3725"},"modified":"2024-07-02T08:59:37","modified_gmt":"2024-07-02T08:59:37","slug":"manzaid-un-ponte-tra-firenze-e-lafrica-allinsegna-dellamicizia-e-della-solidarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/informazione365.net\/index.php\/2024\/07\/02\/manzaid-un-ponte-tra-firenze-e-lafrica-allinsegna-dellamicizia-e-della-solidarieta\/","title":{"rendered":"MANZAID, UN PONTE TRA FIRENZE E L&#8217;AFRICA ALL&#8217;INSEGNA DELL&#8217;AMICIZIA E DELLA SOLIDARIET\u00c0"},"content":{"rendered":"\n<p>Qualcuno lo chiama mal d&#8217;Africa, qualcun altro semplicemente amore. Fatto sta che il Continente Nero affascina ancora molti per la emozioni e le sensazioni che suscita per chi ci vive o anche ci va solo una volta nella vita. Ed ovviamente tra chi se ne innamora c&#8217;\u00e8 anche chi come Alessandro e Chiara Nesti, brillante coppia di Firenze da sempre attiva nel fronte sociale pur avendo propri impegni di lavoro di grande livello, che assieme al lavoro di una associazione ManzAid, ha voluto lasciare il segno, oltre che il cuore, in una parte di questa terra d&#8217;Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo parlando dello Zimbabwe dove proprio recentemente sono stati inaugurati quattro ambulatori pediatrici ManzAid, uno dei quali dedicato proprio al pap\u00e0 di Chiara. &#8220;Siamo una associazione umanitaria fiorentina fondata nel 2018 &#8211; afferma il presidente Stefano Manzini -, che opera nella Cooperazione allo Sviluppo con progetti per Salute ed Educazione d&#8217;Infanzia e Giovent\u00f9 nelle aree pi\u00f9 povere e svantaggiate del Mondo. In pochi anni siamo riusciti a dare assistenza didattica ad oltre 4.000 alunni e assistenza medica a quasi 70.000 bambini e ragazzi. Operiamo prevalentemente in Africa, e pi\u00f9 precisamente in Zimbabwe, Burkina Faso, Ciad, Senegal e Etiopia. Con Chiara e Alessandro abbiamo avuto il grande dono di condividere un&#8217;esperienza unica e autentica insieme ai nostri fratelli africani. Eventi salienti le cerimonie di inaugurazione dei quattro ambulatori pediatrici realizzati presso gli ospedali missionari di St. Michael&#8217;s (questo adottato proprio da Chiara e Alessandro), Avila, St. Andrew&#8217;s e TriasHill (tutti in zone rurali della regione di Mutare, al confine tra Zimbabwe e Mozambico). Le inaugurazioni sono state vere feste di popolo in un clima straordinario di amicizia e collaborazione. Messe, canti, danze, rappresentazioni teatrali, poemi. Ma soprattutto i sorrisi dei bambini e l&#8217;orgoglio di tutta la comunit\u00e0 di avere realizzato i pi\u00f9 belli ambulatori pediatrici del paese&#8221;!<\/p>\n\n\n\n<p>ManzAid \u00e8 una bella realt\u00e0, rappresenta un ponte di fatti concreti tra l&#8217;Italia e l&#8217;Africa, anzi meglio tra Firenze e l&#8217;Africa. Una storia di amicizia come ci racconta Stefano Manzini raccontandoci l&#8217;inizio di questa avventura.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Era il 2017. Da pi\u00f9 di quaranta anni lavoravo nell\u2019R&amp;D di una importante azienda farmaceutica fiorentina &#8211; racconta Stefano -. Quaranta anni di soddisfazioni e di traguardi. I tempi per andare in pensione erano maturi. Ma non per passare ad una vita di panchine e di riposo, bens\u00ec per aprire una nuova pagina della mia vita. Quella dell\u2019aiuto solidale e gratuito verso i pi\u00f9 svantaggiati. Nacque cos\u00ec l\u2019idea di fondare un\u2019associazione umanitaria. Non doveva per\u00f2 essere una impresa egoista e solitaria che riguardasse solo me ed il mio futuro. Fu chiaro da subito che a fondare l\u2019associazione e ad iniziare questa avventura doveva essere un gruppo di amici e conoscenti da una vita. Persone con cui avevo condiviso decenni di avventure, viaggi e scoperte sempre all\u2019insegna della curiosit\u00e0 per l\u2019altro, dell\u2019autoironia e della generosit\u00e0 verso il prossimo. Gi\u00e0 da tempo ci eravamo autonominati \u2018I Manzonauti\u2019, viaggiatori per un mondo pi\u00f9 equo e pi\u00f9 felice. Il nome della nascente associazione fu cos\u00ec presto scelto, si sarebbe chiamata ManzAid. Manz come \u2018Manzonauti\u2019 la nostra origine e la nostra specificit\u00e0. Aid come \u2018Aiuto\u2019, semplicemente il nostro scopo.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, il 22 Marzo del 2018, andammo dal notaio. Una delegazione di sei persone a nome di tutta la comunit\u00e0 dei Manzonauti. E la storia inizi\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Radici, principi ed ideali<\/p>\n\n\n\n<p>Prima ancora di andare dal notaio cominciammo a ragionare su cosa volevamo essere e cosa volevamo realizzare. Quali erano le nostre radici culturali da cui far germogliare la nostra storia. Quale lo scopo, quali gli obiettivi da perseguire. E soprattutto quali gli ideali etici ed i principi di riferimento che ci dovevano guidare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le radici culturali le idee erano chiarissime, una sola parola: Firenze. La Firenze solidale dei LaPira, di Ernesto Balducci, dei Don Cuba e dei Don Mazzi. Ma anche la Firenze rinascimentale del gusto del bello. E pure la Firenze di Amici Miei col suo spirito autoironico, dissacrante, graffiante e disincantato.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche lo scopo fu facile da definire. Volevamo riservare il nostro aiuto ed il nostro servizio alle aree del mondo pi\u00f9 povere e disgraziate. E volevamo aiutare primariamente i bambini e gli adolescenti senza distinzione di genere, etnia o religione. Volevamo inoltre agire nei settori in cui eravamo, per pregresse esperienze professionali, pi\u00f9 esperti e ferrati e quindi Salute ed Educazione. Ecco pronta la \u2018mission\u2019 per Manzaid: &#8220;Salute ed Educazione per Infanzia e Giovent\u00f9 nelle aree pi\u00f9 svantaggiate del mondo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Sugli obiettivi avevamo le idee un po\u2019 pi\u00f9 confuse. Ma di una cosa eravamo assolutamente convinti: dovevano essere esclusivamente atti concreti, realizzazioni tangibili per lo sviluppo e la crescita delle nuove generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La definizione dei principi ideali di riferimento \u00e8 stato un processo pi\u00f9 lungo che \u00e8 andato di pari passo anche con la nostra maturazione e consapevolezza di quanto stavamo e potevamo fare. I nostri ideali dovevano essere forti e solidi come pietre di un bugnato rinascimentale e dovevano rappresentare una guida sicura per ogni atto dell\u2019associazione. Le prime pietre angolari a fondamento del nostro edificio erano evidenti: Amicizia Sociale e Generosit\u00e0 sempre e comunque. Verso tutti quelli in sofferenza, bisognosi di aiuto e supporto. Subito sopra ci abbiamo messo un altro bel pietrone, non banale e non usato da tutti: la Concretezza. Fatti non parole ! Progetti che possano cambiare in meglio la vita ed il futuro di migliaia di bambini. Libri, strumentazioni mediche, quaderni, farmaci, computer, strumenti musicali, scuole, ambulatori. Cose e ambienti da toccare, da vivere, da usare.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro mattone fondamentale: il volontariato. In ManzAid tutto \u00e8 opera del<\/p>\n\n\n\n<p>libero, volontario e gratuito agire dei suoi soci e membri. Abbiamo zero dipendenti, zero consulenti, zero compensi agli amministratori, zero rimborsi spese, zero affitti e bollette. Dalla gratuit\u00e0 del nostro operare discende una formidabile efficienza operativa. Dal bilancio 2022 risulta che il 94 % delle donazioni che abbiamo ricevuto si \u00e8 trasformato in atti concreti per i bambini e i ragazzi che abbiamo aiutato. Nel nostro bilancio \u00e8 un obbligo che le spese di struttura siano un\u2019inezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Salendo nel muro dei nostri principi si trovano poi quelli relativi al come porsi con le comunit\u00e0 oggetto dei nostri progetti. Prima di tutto Ascolto, Condivisione e Rispetto. Ogni aspetto, seppur minimo, dei progetti deve essere condiviso, discusso e scelto con le comunit\u00e0 locali. Loro sono i proprietari di quanto realizzato, loro sono i veri protagonisti (prima, durante e dopo) dei progetti ManzAid. Mai una singola decisione \u00e8 stata calata dall\u2019alto. Ogni richiesta deve nascere dalle loro esigenze e noi dobbiamo essere pronti ad ascoltare. La nostra azione deve essere semplicemente tesa a cooperare per fornire strumenti e luoghi per iniziare percorsi di salute e di educazione. Aiutiamo ad accendere un fuoco, non gettiamo secchiate d\u2019acqua in mare. Questa la differenza tra assistenzialismo neocolonialista ed efficace cooperazione allo sviluppo. L\u2019assistenzialismo crea solo dipendenza, una cooperazione efficace fa invece partire un processo virtuoso. E poi mai dimenticare il Rispetto per le loro culture. Bisogna approcciarsi con attenzione e interesse per le diversit\u00e0 culturali, che come tutte le diversit\u00e0 sono da percepire come un valore che ti arricchisce e non come fonte di paure.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine l\u2019ultimo pietrone da porre in cima al nostro muro ideale: la Sostenibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sostenibilit\u00e0 nel senso di privilegiare il riuso di edifici, spazi e luoghi senza nuove costruzioni. Sostenibilit\u00e0 ambientale con la realizzazione di aree verdi e impianti fotovoltaici. E poi, soprattutto, sostenibilit\u00e0 a lungo termine dei nostri progetti che devono essere disegnati, realizzati e gestiti per durare moltissimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>I fatti &#8211; Salute<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio fu semplicemente l\u2019invio all\u2019ospedale missionario del St. Albert\u2019s di una piccola strumentazione medica per neonati prematuri. La richiesta ci era giunta da Julia Musariri, una formidabile donna che avevamo conosciuto e che \u00e8 poi diventata la nostra referente in Zimbabwe. Laureata in medicina alla Sapienza a Roma era subito tornata nel suo Paese perch\u00e8 sentiva forte la missione di aiutare la sua gente. \u00c8 poi diventata direttore dell\u2019ospedale missionario del St. Albert\u2019s ed anche responsabile per la sanit\u00e0 della Caritas Zimbabwe. Per rispondere alla sua domanda di aiuto eravamo totalmente sprovveduti. Talmente naif da ordinare la strumentazione su e-Bay. Lo strumento arriv\u00f2 dalla Cina e fu subito bloccato alla dogana dell\u2019aeroporto di Pisa. Per entrare in Italia erano richieste autorizzazioni e certificazioni di cui eravamo ignari e per noi impossibili da ottemperare. Furono settimane di telefonate, whatsapp, mail con spedizionieri e autorit\u00e0 doganali. Un delirio ed un intreccio inestricabile. Alla fine, dietro esortazioni e implorazioni, riuscimmo a trovare la soluzione. La strumentazione non entr\u00f2 mai in Italia, ma fu rimbalzata prima in Germania, poi in Sud Africa ed infine arriv\u00f2 in Zimbabwe. A prezzo di notevoli costi sia monetari che di ansia e preoccupazioni. Ma che commozione e che gioia quando arriv\u00f2 la foto del primo neonato che aveva avuta salva la vita grazie a quella strumentazione ! Pensammo di aver toccato il cielo con un dito. Ma era solo l\u2019inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero salto nella nostra attivit\u00e0 si realizz\u00f2 ad aprile 2019, quando realizzammo il primo ambulatorio ManzAid nella martoriata Aleppo in Siria. Tutto nacque dalla conoscenza, mediata da Renato Burigana della Fondazione Giovanni Paolo II, di Abouna Firas, il capo dei francescani ad Aleppo. Una persona magnifica, met\u00e0 santo e met\u00e0 manager. Decidemmo una impresa folle: realizzare ad Aleppo Est (l\u2019area dove erano asserragliati i fondamentalisti e che era stata letteralmente spianata dall\u2019aviazione russa) un piccolo pronto soccorso e ambulatorio per bambini. Spedimmo alcune centinaia di chili di arredi e strumentazioni per via aerea. E poi partimmo, io e mio padre, con quattro valige ricolme di medicinali e materiali sanitari. Volo da Roma a Beirut e poi in auto fino ad Aleppo. Un viaggio nella distruzione ed in una disumanit\u00e0 sempre pi\u00f9 atroce. Trentacinque posti di blocco prima di arrivare nella devastata cittta\u2019 di Aleppo. Il fronte dei combattimenti si era spostato da un paio di mesi qualche chilometro pi\u00f9 a nord. Aleppo, la bellissima Aleppo, era per lo pi\u00f9 un cumulo di macerie che per\u00f2 si alternavano a quartieri dove forte stava riprendendo la voglia di futuro e di rinascita. Il convento francescano, l\u00ec da 800 anni, era l\u2019unica area di calore umano in tutta la citt\u00e0. Aperto a tutti. Con un piccolo bus, insieme ad Abouna Firas ed alcuni francescani, ci recammo nel quartiere di Al Shaar in Aleppo Est. Una sequenza ininterrotta di macerie e distruzione e per le strade solo donne, bambini e anziani. Gli uomini spariti, uccisi, deportati, arrestati, scappati. In una piccola palazzina, presa in affitto dai francescani per farci un centro di assistenza sociale, in un paio d\u2019ore abbiamo rapidamente trasformato una stanza in un piccolo, ma dignitoso, ambulatorio per bambini. Subito inaugurato da una piccola folla di madri e bambini mussulmani che ci guardavano con sguardi increduli. Ho sempre negli orecchi quanto mi disse la donna pi\u00f9 autorevole del gruppo delle madri: \u201c Grazie per aver dato ai nostri figli la speranza che possa esistere un mondo migliore\u201d. Un\u2019esperienza indimenticabile che mi ha segnato nel profondo. Realizzai che con poco era possibile incidere veramente su realt\u00e0 cos\u00ec disperate e cambiare in meglio il futuro delle nuove generazioni. Nei mesi successivi rimuginai a lungo su quella esperienza e proposi quindi all\u2019associazione un progetto molto ambizioso: \u2018We have a dream 15x5x5\u2019. Realizzare 15 ambulatori pediatrici in aree povere e svantaggiate di 5 Paesi, nel giro di 5 anni (dal 2020 al 2025). Dovevano essere degli ambulatori pediatrici luminosi, colorati e a misura di bambino, con un decoro unico e riconoscibile, dotati di un corredo \u2018state of the art\u2019 di strumentazioni e arredi ed energeticamente indipendenti (con un proprio sistema fotovoltaico). Inoltre non dovevano essere nuovi edifici, ma bens\u00ed ristrutturazioni di locali abbandonati o sottoutilizzati di vecchi ospedali missionari o dispensari. Infine dovevano essere al servizio di comunit\u00e0 rurali prive di servizi di assistenza sanitaria e aperti a tutti. Molti mi presero per pazzo ed esaltato. I soci dell\u2019associazione invece mi seguirono. E questa nuova avventura inizi\u00f6. Con l\u2019aiuto di alcuni architetti nostri sostenitori fu realizzato un \u2018concept design\u2019 di base e furono definite le caratteristiche peculiari che tutti gli ambulatori avrebbero dovuto avere. Fu poi definito e firmato un \u2018Protocollo d\u2019intesa\u2019 con le autorit\u00e0 locali (in genere il vescovo della Diocesi) che stabiliva diritti e doveri delle due parti. In breve Manzaid si impegnava a pagare interamente tutte le opere di ristrutturazione e ad inviare strumentazioni, arredi, sistema PV, farmaci e materiali sanitari. La comunita\u2019 locale invece si impegnava a dare la disponibilita\u2019 degli ambienti e del personale (in numero e professionalit\u00e0 adeguate) e a garantire la manutezione ordinaria. Un patto tra uguali. Decidemmo di iniziare dallo Zimbabwe, l\u00e0 dove avevamo il contatto giusto: Julia Musariri. Insieme a Julia ci mettemmo a scrivere il progetto. Fu lei ad indicare le localita\u2019 dove c\u2019era pi\u00f9 bisogno, gli ospedali missionari pi\u00f9 adatti, le necessit\u00e0 prioritarie di assistenza medica. Decidemmo di partire forte: quattro ambulatori pediatrici presso gli ospedali missionari di St. Albert\u2019s, MaryMount, Chitsungo e St. Rupert\u2019s nella regione di Chinoyi nel nord-est dello Zimbabwe. Scritto il progetto lo inviammo alla Conferenza Episcopale Italiana nell\u2019ambito del suo programma di utilizzo dell\u20198&#215;1.000 per finanziare progetti in aiuto alle comunit\u00e0 di Paesi svantaggiati. Grande il nostro stupore e la nostra gioia quando, dopo poche settimane, ricevemmo la notizia che il nostro progetto era stato approvato e finanziato per oltre il 70 %. Sembrava impossibile che la C.E.I. decidesse di contribuire al progetto di una associazione piccola, sconosciuta e laica. E invece&#8230;&#8230;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto entr\u00f2 nella fase esecutiva a dicembre 2020 (ancora in pieno periodo Covid), ma gi\u00e0 a Novembre 2021 ci recammo in Zimbabwe per le inaugurazioni. Erano quattro ambulatori magnifici, realizzati splendidamente dalle imprese edili locali. Nei villaggi l\u2019atmosfera era incredibile, si percepiva nell\u2019aria la gioia e l\u2019orgoglio delle comunit\u00e0 locali per i loro nuovi ambulatori pediatrici (unici in tutta la regione). E che feste di popolo, fantasiose e commoventi, furono organizzate per le loro inaugurazioni! Canti, balli, rappresentazioni teatrali, messe. Noi con loro, uniti nella sensazione meravigliosa di avere fatto qualcosa di utile e importante.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, seguendo sempre lo stesso schema, nel 2022 abbiamo realizzato un ambulatorio pediatrico con piccola maternit\u00e0 nell\u2019ex dispensario del villaggio di Sikilo in Senegal. E poi nel 2023 altri quattro ambulatori pediatrici nella regione di Mutare in Zimbabwe ed un presidio medico ambulatoriale a Nanoro in Burkina Faso. E non finisce qui, per il 2024 sono gia\u2019 in programma un Centro per il Contrasto alla Malnutrizione Infantile a Bodo in Ciad ed un presidio medico pediatrico a Luvuvamu nella Repubblica Democratica del Congo. Cos\u00ed arriveremo a 14 ed il nostro pazzo e folle sogno del 15x5x5 sar\u00e0 quasi completamente realizzato !<\/p>\n\n\n\n<p>I fatti &#8211; Educazione<\/p>\n\n\n\n<p>Analogamente a quanto fatto in ambito sanitario, il nostro impegno in ambito educativo ha avuto<\/p>\n\n\n\n<p>un percorso caratterizzato da una costante crescita nel numero e nella qualit\u00e0 degli interventi. Sempre in totale condivisione e co- responsabilizzazione con le comunit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo fin dall\u2019inizio identificato tre aree prioritarie d\u2019azione: informatica, sport e musica. Tre ambiti cos\u00ed universali da poter portare rapidamente gli alunni africani al livello dei loro coetanei europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni abbiamo inviato semplice materiale didattico: quaderni, libri, matite, righelli etc. Poi abbiamo cominciato ad inviare anche materiali informatici: computer, stampanti, proiettori, software. Poi abbigliamento e attrezzi per lo sport e l\u2019attivit\u00e0 fisica. Poi abbiamo fornito strumenti musicali tradizionali (in genere a percussione) acquistati localmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2022 c\u2019\u00e8 stata una accelerazione e abbiamo iniziato ad intervenire sugli edifici scolastici. A febbraio 22 abbiamo realizzato un forum all\u2019aperto per basket e volley per gli oltre 800 studenti della scuola St. Joseph di Sa\u00e0ba in Burkina Faso. Poi abbiamo completamente ristrutturato la scuola primaria del piccolo villaggio di Iwol in Senegal: un edificio fatiscente con met\u00e0 tetto e senza infissi trasformato nella pi\u00f9 bella scuolina della regione. \u00c8 poi stata la volta della realizzazione di un\u2019area giochi per i bambini dell\u2019asilo CEEP di Ouagadougou (Burkina Faso). A gennaio 2023 siamo passati a progetti per adolescenti e ragazzi, in collaborazione con le Suore Francescane Alcantarine \u00e8 stato aperto a Doba in Ciad un Centro di Formazione Informatica per Giovani di Doba in Ciad. Ad aprile 2023 e\u2019 stato poi inaugurato un auditorium per musica e convegni sempre al St. Joseph di Sa\u00e0ba. \u00c8 stato realizzato in soli tre mesi, partendo dalle fondamenta ! una struttura splendida e funzionale con una sala da oltre 150 posti. Alle pareti foto e immagini di Firenze, della Toscana e del Burkina Faso in un abbraccio ideale tra le due comunita\u2019. A novembre 2023 \u00e8 stata attivata la prima borsa di studio ManzAid per studenti universitari e a gennaio 24 inizier\u00e0 il primo corso di musica per bambini presso l\u2019auditorium del St. Joseph. Una cavalcata tumultuosa che non abbiamo nessuna intenzione d\u2019interrompere. Difatti tanto altro \u00e8 in programma per i prossimi anni in svariati Paesi africani.<\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo modello di relazioni Firenze CON l\u2019Africa<\/p>\n\n\n\n<p>Penso che si possano trarre molti insegnamenti dalla storia di ManzAid, per molti versi incredibile e straordinaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di tutto che \u2018Si pu\u00f2 fare\u2019. \u00c8 possibile incidere su realta\u2019 cos\u00ed disastrate e svantaggiate. \u00c8 possibile donare a migliaia di ragazzi e bambini gli strumenti per un futuro di salute, educazione e felicit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 bisogno di budget stratosferici n\u00e9 di organizzazioni ipercomplesse. La nostra storia dimostra che anche un piccolo gruppo di amici dotati di entusiasmo sconfinato, determinazione ferrea ed idee chiarissime pu\u00f2 realizzare progetti che cambiano le prospettive di futuro di intere comunit\u00e0. In pochi anni siamo riusciti a dare assistenza didattica ad oltre 4.000 alunni e assistenza medica a quasi 60.000 bimbi e ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo insegnamento \u00e8 che \u00e8 possibile un nuovo e diverso paradigma di cooperazione con le realt\u00e0 africane. Tutto deve partire dalla regola delle tre CO: COndivisione, COllaborazione e COresponsabilizzazione. Le comunita\u2019 locali devono essere i motori, i gestori e i proprietari dei progetti. A noi il compito di cooperare e coadiuvare dando gli strumenti e fornendo i supporti economici e tecnologici. Ma alla fine ambulatori e scuole sono loro e solo loro. Loro e\u2019 il personale, loro la proprieta\u2019, loro anche la responsabilita\u2019 di curare, mantenere e sviluppare quanto realizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro insegnamento \u00e8 quello di iniziare qualunque progetto dall\u2019ascolto. Tutto deve partire dal recepire le effettive necessit\u00e0 e criticit\u00e0 delle comunit\u00e0 locali. E tutto deve essere poi realizzato in conformit\u00e0 e nel rispetto della loro cultura e tradizioni. Mai cadere nel tranello di voler imporre delle soluzioni solo perch\u00e8 a noi piacciono o sono in linea con i nostri usi e le nostre aspettative. \u00c8 grazie a questo approccio che i nostri ambulatori e le nostre scuole sono percepiti localmente come veri e propri centri di riferimento per l\u2019educazione e la salute di intere regioni. Abbiamo poi imparato che un punto imprescindibile \u00e8 quello della Sostenibilit\u00e0. \u00c8 questa la discriminante tra buoni e pessimi progetti di solidariet\u00e0. Un efficace progetto di cooperazione deve essere disegnato, realizzato e poi gestito per durare a lungo nel tempo. Deve essere l\u2019inizio di una storia non un semplice fine.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione pensiamo, con molta umilt\u00e0, che la nostra storia possa fornire qualche spunto per nuove forme di cooperazione allo sviluppo, vincenti ed efficaci, con le popolazioni dei Paesi pi\u00f9 poveri e svantaggiati. \u00c8 per noi una gioia immensa pensare che la nostra esperienza, originata nel solco della Firenze di LaPira e di Ernesto Balducci, possa essere fermento e nutrimento per nuove rilevanti storie di amicizia sociale&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"556\" height=\"777\" src=\"https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3727\" srcset=\"https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as1.jpg 556w, https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as1-215x300.jpg 215w\" sizes=\"auto, (max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"930\" height=\"725\" src=\"https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3728\" srcset=\"https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as2.jpg 930w, https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as2-300x234.jpg 300w, https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/as2-768x599.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 930px) 100vw, 930px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"495\" src=\"https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/3-1024x495.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3729\" srcset=\"https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/3-1024x495.jpg 1024w, https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/3-300x145.jpg 300w, https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/3-768x371.jpg 768w, https:\/\/informazione365.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/3.jpg 1476w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno lo chiama mal d&#8217;Africa, qualcun altro semplicemente amore. 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